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Venerdì, 26 Luglio 2019 06:12

Abbazia Benedettina @ Lamezia Terme

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L’Abbazia di Santa Maria costruita a Sant’Eufemia Vetere di Lamezia Terme, fu innalzata per ordine di Roberto il Guiscardo nell’undicesimo secolo, sui resti di un monastero bizantino intitolato a Hagìa Euphémia di Nèokastron, fortemente danneggiato da un’incursione saracena.

Intorno a questa imponente struttura monastica, che segna il passaggio dall’epoca bizantina a quella normanna, ruoterà per alcuni secoli tutta la storia della piana dove i primi normanni erano giunti nel 1056.

Roberto Il Guiscardo, dopo molte resistenze incontrate nella popolazione, sottomise le cittadine della piana e così S. Eufemia divenne punto strategico dell’avanzata normanna che pose fine al dominio dell’impero bizantino. Con i normanni, iniziò la cosiddetta latinizzazione, ossia riportare sotto l’influenza della Chiesa di Roma tutti i territori conquistati che erano di rito bizantino. A questa operazione di latinizzazione va collegata, quindi,  la costruzione, sulla chiesa basiliana semidistrutta, dell’abbazia di S. Eufemia che fu il primo focolare di questa operazione, vero e proprio faro di irradiazione latina. Il progettista era l’abate Roberto di Grantmesnil al quale il Guiscardo assegnò la direzione del suo programma di politica architettonica ecclesiastica. L’impianto si rifaceva allo stile nordico-benedettino delle chiese della Normandia, avendo come modelli le abbazie di Cluny (fondata nel 909) e Saint Evroul-sur-Ouche da cui il Grantmesnil proveniva e dove, secondo la testimonianza di Orderico Vitale, aveva iniziato, senza però portarla a termine, la costruzione di una nuova abbazia secondo gli schemi di Cluny e Bernay (1017-1055). Realizzerà il suo progetto a S. Eufemia.

Colpita da un violento terremoto nel 1638, i ruderi attualmente visibili hanno comunque permesso di cogliere i dettagli architettonici che hanno segnato l’edificio. La chiesa è una costruzione che rispecchia i tipici schemi architettonici normanni in voga nell’Italia Meridionale; ad oggi sono ancora visibili il prospetto principale con i resti delle due torri campanarie, le tre navate, con la centrale di maggiori dimensioni separate da una serie di pilastri e quelle laterali illuminate da una serie di finestre ad arco. Inoltre, è visibile la zona presbiterale accessibile grazie ad una scalinata ad est, definita dai transetti e dalle tre absidi, quella centrale di maggiori dimensioni rispetto le altre due. Il presbiterio è stato scavato successivamente, riportando alla luce blocchi marmorei policromi che portavano all’altare posto, come di norma, nell’abside maggiore, dove ai lati erano presenti delle colonne di ripiego appoggiate su elementi architettonici di età romana. In questa zona è stata portata alla luce una pavimentazione realizzata in tessere marmoree policrome, ricavate da marmi antichi, il cui utilizzo è tipico della tradizione normanna e ha lo scopo di sottolineare l’imponenza del potere al pari dell’Impero Romano. La chiesa era a pianta basilicale, quindi, a tre navate, triabsidata con coro gradonato e transetto sporgente. Per quanto riguarda le torri, è possibile riscontrare i marcatori riconducibili all’architettura normanna, tra cui i cantonali in granito squadrati e le feritoie in pietra. Sul lato orientale, partendo da nord verso sud, si vedono i resti delle grandi muraglie appartenenti alla cinta muraria, a conferma che le abbazie erano fortificate. In particolare quella di S. Eufemia doveva difendersi dalle ripetute incursioni saracene sulla costa lametina. 

Se l’abbazia non fosse stata abbattuta in modo totale dal terremoto del 1638, lo scriptorium, più che gli altri ambienti del grosso complesso monastico, sarebbe ora una evidente testimonianza del rilevante ruolo culturale svolto dai monaci di S. Eufemia, anche per la trascrizione e conservazione di testi antichi sia classici che cristiani. Il fatto poi, già sottolineato, che il primo consistente numero di monaci fondatori provenisse dalla Normandia e che anche molti di quelli che vi si insediarono successivamente fossero d’oltralpe, fa ritenere che la cultura di cui erano portatori e che potrebbero aver manifestato in una locale produzione libraria non dovrebbe differenziarsi troppo dalla cultura transalpina.

Tra le reliquie recuperate dal terremoto c’era un pezzo di mascella di S. Eufemia che, insieme ad altre preziose reliquie, era custodito in una cripta contenente il cosiddetto tesoro dell’abbazia. In un cabreo del 1624 si legge di un braccio d’argento con dentro una reliquia di S. Giovanni Battista. Nel cabreo del 1655 si parla pure di un braccio d’argento con dentro una reliquia di S. Giovanni Battista e di una testa d’argento con dentro una parte del capo e una ciocca di capelli di S. Eufemia. A sua volta Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua Della Calabria illustrata (1691), oltre a reliquie di altri santi, parla del Vangelo di Luca e degli Atti degli Apostoli manoscritti. Comunque, nella chiesa di S. Eufemia Vetere è attualmente murata una lapide del 1608, scritta in latino, dove si dice che dopo l’espugnazione dell’isola di Rodi da parte dei Turchi le reliquie di S. Eufemia e di altri santi furono trasferite nell’abbazia di S. Eufemia. Insieme alle reliquie furono trasferiti anche i testi sacri. Infatti salvare i libri era preoccupazione altrettanto grave quanto mettere al sicuro le reliquie. Tra questi libri conservati nel tesoro dell’abbazia non è escluso che vi fossero, se non davvero il Vangelo manoscritto di Luca e gli Atti degli apostoli, comunque qualcuna delle prime copie.

Ma certamente più affascinante è il richiamo al suddetto tesoro dell’abbazia. Era una cripta in cui erano custoditi i manoscritti più preziosi insieme alle sacre reliquie. Erano custoditi nella cripta perché un monastero che perde le sue reliquie e i suoi testi simbolici è colpito nel più profondo, diventando un luogo senza storia, senza passato, senza memoria fondatrice. I libri conservati nel tesoro avevano un carattere sacro come le reliquie. Erano utilizzati nella liturgia soltanto in casi eccezionali, nella ricorrenza di grandi eventi. 

Trattandosi di un monumento a cielo aperto, vi consigliamo di visitarla in condizioni climatiche favorevoli, nel periodo primaverile estivo.

L’abbazia dista meno di 15 minuti dall’Hotel Paradiso

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Letto 66 volte Ultima modifica il Venerdì, 26 Luglio 2019 06:21
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